Intervista ad Alessia Di Francescantonio

Alessia Di FrancescantonioIntervista rilasciata nel 2005.

Incontriamo Alessia per un aperitivo in un bar di Roma. Capelli leggermente schiariti e modi di fare decisamente più affascinanti e più “da donna” denotano come il tempo trascorso non le abbia fatto che bene.

Allora Alessia, sono passati 10 anni dalla fine di “Non è la Rai” e 12 da quando tu hai lasciato il programma… che cosa è successo nel frattempo nella tua vita?
Sono successe un sacco di cose. Subito dopo “Non è la Rai” ho ripreso gli studi che non avevo portato a termine, mi sono diplomata e iscritta all’università alla facoltà di Lettere indirizzo spettacolo. Ho lasciato dopo un solo esame…dopo aver discusso -aggiungerei brillantemente- l’argomento, il professore mi disse: “Signorina posso darle 30 ma senza la lode perché lei ha sostenuto la prova con troppo entusiasmo.”!! Solo più tardi ho capito l’importante significato di quella lezione!
Ma la verità è che nello stesso periodo si intensificava il mio desiderio di confrontarmi con la recitazione, decisi così di proseguire e approfondire gli studi in questo senso. Ho incontrato insegnanti che sono stati determinati nella mia formazione: Beatrice Bracco all’inizio, Francesca De Sapio, Michael Margotta che adoro perché mi ha arricchito profondamente dal punto di vista umano e professionale. In teatro ho iniziato con spettacoli per bambini. Il ruolo interpretato che ricordo con più gioia fu quello di Doroty, la bimba protagonista del “Mago di Oz”. Contemporaneamente continuavo a fare spettacoli più in inerenti con quella che era la mia formazione di ballerina. Ho iniziato a lavorare in alcuni locali romani come cubista prima e nel giro di un paio d’anni come vocalist, professione che ha rappresentato per anni la mia principale fonte di guadagno, e che mi ha dato la possibilità di divertirmi davvero tanto girando l’Italia in lungo e largo ed esibendomi nei locali più cool del momento: il Prince di Riccione, il Paradiso di Rimini, il Pineta di Milano Marittima, il Fura a Desenzano, Zangola e Des Alpes a Madonna di Campiglio.
Il tutto senza tralasciare un percorso di crescita spirituale ed emotiva sostenuto e coadiuvato soprattutto dalla recitazione, chi conosce la ricerca dell’attore sa infatti che il primo compito che si richiede è una conoscenza profonda della propria personalità, delle dinamiche personali che muovono l’ego e la capacità di spogliarsene per vestirsi di quelle del personaggio.
Attualmente sto preparando uno spettacolo che andrà in scena a dicembre a Roma, “All’angelo Mai”. E’ un testo di Sartre, “Porta chiusa”, nel quale interpreto un ruolo che sto amando, Ines, una donna acuta e feroce.
Ma col teatro si sa, non si vive da re, così da quando sono entrata nel meraviglioso mondo delle trentenni, sento il bisogno di qualcosa di più solido dal punto di vista materiale e, dopo un corso di formazione, ho iniziato a lavorare come consulente finanziario, mediatore creditizio per l’esattezza. E’ un lavoro che, primo mi diverte, perché gioco il ruolo della manager, secondo gestisco a mio piacimento, in quanto libera professione ma che soprattutto mi fornisce i mezzi per raggiungere il mio prossimo obiettivo: acquistare una casa!

Stato civile?
Nubile… e sfidanzata!! Mi piacerebbe molto innamorarmi ma PURTROPPO non succede!



Alessia Di FrancescantonioTorniamo a “Non è la Rai”. Tu hai partecipato alla seconda edizione, avevi mai visto la prima?
Io non guardo molto la tv ed era così anche allora. Iniziai ad informarmi su “Non è la Rai” quando seppi che avrei sostenuto un provino per entrare a farne parte.

Perché andasti a fare il provino? Ti piaceva l’ambiente, avevi bisogno di lavorare…?
Mah, io studiavo danza già da diversi anni per cui speravo di ottenere un lavoro come ballerina. Anche se alla fine poi lì fosse abbastanza difficile parlare di definizione dei ruoli, di competenze o professionalità. Non erano certo le qualità fondamentali su cui era basata l’essenza di “Non è la Rai”!

Uno dei ricordi più belli di “Non è la Rai”?
Boh!… Non è legato ad una particolare performance… Ricordo di sicuro con piacere quando mi fu assegnato un pezzo da cantare ma i ricordi più belli erano legati alle serate che si facevano nei locali: senza la supervisione della Ghergo o di Boncompagni ci si divertiva davvero! Ci si poteva esprimere liberamente scegliendo “modi”, trucco e vestiti che più ci piacevano!

Che canzone cantavi a “Bulli e pupe”?
“Mi ritorni in mente”.

Ti ricordi chi ti doppiava?
Non me ne preoccupavo.

A “Non è la Rai” non eri una delle più in vista, ti sarebbe piaciuto esserlo oppure alla fine non ti importava più di tanto?
Beh, è frustrante essere posti in secondo piano. Credo che sia naturale e ovvio il desiderio di essere notati, specialmente in un contesto come quello dello spettacolo. Ma comunque me ne dispiacevo solo in parte perché mi rendevo conto di non entrare in certe dinamiche che magari mi avrebbero permesso di essere messa in luce. In realtà ebbi diverse possibilità all’inizio, mi fecero ballare per esempio, ma il livello delle coreografie era piuttosto elementare rispetto alla preparazione che avevo, quindi non è che fossi felice perché mi si dava la possibilità di esprimermi attraverso la danza.

Alessia Di FrancescantonioHai provato qualche volta a metterti in luce?
Devo dire che appena arrivata ero una di quelle che era stata “puntata” da Gianni: mi scelsero per cantare , sorte che toccava a quelle considerate più carine, col primo piano che funzionava di più. Poi probabilmente non sono stata attenta ad essere diplomatica o furbetta… preferivo guadagnare i miei soldini ed essere libera di comportarmi come volevo.

Te ne andasti per questo motivo?
No, in realtà me ne andai perché non mi rinnovarono il contratto. Ogni anno cambiavano alcune ragazze e io non fui riconfermata. Devo anche ammettere in proposito che insieme a Luna (e adesso si arrabbierà tantissimo) ci siamo mosse li dentro con una certa anarchia: eravamo un po’ ribelli, non ci piacevano molto le regole, facevamo un po’ di storie per il trucco, per il vestito o per i capelli, per cui eravamo un po’ prese di mira…

In una tua intervista, non mi ricordo a che domanda, iniziasti la risposta con: “uscita illesa dall’esperienza di Non è la Rai…”, si può veramente uscire illesi da “Non è la Rai”?
Credo che la risposta non possa essere generalizzata ma che sia strettamente legata al tipo di personalità che si è sviluppata. Se si ha avuto alle spalle una famiglia -o comunque persone di riferimento- che ti hanno fornito un'educazione adeguata, sostenuta dall’equilibrio, dal dialogo e dall’amore si può rimanere integri in qualunque situazione. Io poi avevo già 19 anni per cui non ero proprio una bambina… Certo è un’esperienza forte, che può essere destabilizzante! Immagina cosa possa significare per un adolescente gestire la notorietà, centinaia di ragazzini impazziti che vogliono foto e autografi! Immagina quanto possa essere diseducativo guadagnare, in alcuni casi con una sola serata, più di quello che guadagnano mamma e papà…!

A proposito di soldi, quanto guadagnava una ragazza di “Non è la Rai”?
Da contratto Mediaset noi avevamo una paga base uguale per tutte e poco più alta per 15-20 ragazze che avevano un contratto in esclusiva. Parliamo di 100.000 lire e 150.000 per chi aveva l’esclusiva. Ma i guadagni veri arrivavano dalle serate.

E tu le facevi?
Altroché! Mi sono esibita con Luna, con Margie, con Claudia Gerini, con Alessia Barela, con Marzia Aquilani, con Alessandra Cotta… e ricordo queste trasferte con grande gioia!

Domanda cattivella: nel curriculum che ci hai inviato, compare “Bulli e pupe” ma non “Non è la Rai”… Come mai? Credi che potesse essere in qualche modo penalizzante?
Semplicemente perché le figure legate a questo programma non vengono di certo ricordate per la loro preparazione, per il loro talento o per la professionalità. Ho preferito evitare di inserire questa voce ma non rinnego nulla del mio passato. Ho citato invece “Bulli e pupe” perchè la ritengo un’esperienza più qualificante. Nel provino mi fu richiesto di ballare e cantare ed entrai lì convinta di avere la possibilità di farmi conoscere per questo, poi non accadde: i ruoli si definivano in altri modi ma ormai ero dentro, ci sono rimasta e ho cercato di trarne beneficio finché ho potuto, poi via verso l’esperienza successiva!

Una delle domande che facciamo a tutte è se realmente all’interno dello Studio Uno fosse tutto rose e fiori come sembrava dalla tv… perché sai, ci riesce difficile crederlo: da che mondo è mondo le donne non sono maestre di convivenza civile fra loro.
Non era affatto rose e fiori. C’erano gruppetti d’appartenenza, c’erano interessi secondo cui quella si legava a quell’altra per avere l’inquadratura… o magari due si legavano perché si somigliavano e allora speravano che le mettessero a fare qualcosa insieme… poi magari si scannavano pure! Io legai molto con Veronica Cannizzaro, con Luna e con Margie che continua ad essere ancora oggi, a distanza di anni, la mia sorella spirituale, la persona con cui affrontare discorsi di un certo spessore.

E con chi invece facesti fatica a legare? C’era qualcuna che ti sta antipatica?
Non amavo molto Cristina Quaranta, anche se in questi giorni rivedendola a “L’isola dei famosi” mi sono schierata dalla sua parte per il tradimento subito. Però all’epoca, essendo entrambe del segno del leone ed avendo un carattere molto simile, non mi avvicinavo a lei, non l’amavo particolarmente. Non mi era simpatica Mary, per via della sua aria un po’ snob, anche se in parte era dovuta al personaggio che le avevano cucito addosso.

Chi ritenevi invece che fosse molto molto brava?
Innanzitutto Ambra, perché nonostante fosse giovanissima, è stata decisamente abile nel gestire quello che Boncompagni le ha offerto (che fra l’altro aveva offerto anche ad altre ragazze che si sono rivelate inadeguate). Ha avuto prontezza e spontaneità meritando lo spazio che ha ottenuto. Ma soprattutto brava per com’è ora, per l’evoluzione che ha avuto, per l’Ambra di oggi che è una donna preparata, elegante e raffinata: si percepisce quanto ha studiato e come abbia fatto tesoro di tutte le sue esperienze.
Poi brava Francesca Pettinelli che aveva e continua ad avere una grossa carica. Bravissima Francesca Gollini, perché una ragazza di quell’età che scrive parole e musica per le sue canzoni è apprezzabilissima. E brave tutte quelle ballerine preparate come Tala, Alessia Gioffi e la mia amica Emanuela Panatta che mi ammazza se non la nomino.

Molte di voi mi indicate Ambra come la ragazza più brava… Ma è una considerazione che fate adesso col senno di poi o lo pensavate anche allora? O essendo lei un gradino sopra di voi, si poneva in modo altezzoso nei vostri confronti, scatenando magari le vostre invidie?
Ambra è stata decisamente invidiata per la posizione che è riuscita a raggiungere, quindi in qualche modo il suo atteggiamento di superiorità le è servito per gestire quello che stava accadendo. Solo che forse una ragazzina non razionalizza una cosa del genere mentre una donna sì.

Alessia Di Francescantonio (dedica)A “Non è la Rai” voi avevate dei vestitini spesso molto succinti. Volendo fare un confronto con le moderne veline forse avevate anche qualche centimetro di pelle nuda in più. Eppure, riguardandovi ancora oggi, non risultate volgari come invece risultano molte ragazze che appaiono di questi tempi in tv… Come mai?
Credo che “Non è la Rai” abbia permesso a quelle che oggi sono veline, letterine e schedine di esistere. Quello è stato un nuovo modo di fare tv e le veline sono figlie di quella generazione, l’evoluzione naturale delle ragazze di “Non è la Rai”. Oggi c’è un linguaggio più forte, lo vediamo dappertutto e le veline sono semplicemente conformi alla tendenza del momento. Poi noi eravamo per la maggior parte più piccole e forse più inconsapevoli, quindi credo che la spontaneità e l’ingenuità fossero le chiavi per non risultare volgari.

All’epoca, sempre con i vostri vestitini succinti, eravate consapevoli del fatto che a guardarvi non erano solo i ragazzini, ma che arrivavate anche nelle case di persone un po’ più grandicelle che su di voi facevano magari un altro tipo di pensieri?
Io ho riflettuto molto su questa cosa ma successivamente. Lì sei piccola, sei felice di stare in tv, guadagni, firmi gli autografi non ti poni interrogativi del genere, sei presa in meccanismi che portano la tua attenzione altrove.